Pandemia

 

 

E qualcosa rimane fra le pagine chiare e le pagine scure…

L'accordo di do scivola sotto la mano sinistra che è un piacere. L'attesa del fa maggiore successivo pare produrre, almeno inizialmente, un piacevole formicolio. Ho ripreso in mano la chitarra. La mia chitarra. L'avevo acquistata nel sessantasei per, è proprio il caso di dirlo, due soldi. Il mio primo professore di musica, appena l'aveva vista, l'aveva subito catalogata nella categoria "giocattoli".

- Troppo poco profonda, cassa armonica piccola, corde ravvicinate… Una cosina da niente. – Questa la sentenza. Dopo una settimana avevo già tra le mani una chitarra classica da studio di quelle da imbracciare con cura, a gambe larghe, con la giusta postura e col broncio.

Nel corso degli anni a seguire ho avuto altre chitarre ma lei è sempre stata la mia chitarra. Ora, grazie ad un intervento artistico… a sorpresa, è diventata tutta nera. Non credo suoni meglio. Per i puristi sicuramente no. Ad ogni modo si distingue dalle altre ed è piacevole da maneggiare. Dall'interno della cassa armonica un giovanissimo Michel Delpech occhieggia in sella ad una moto di grossa cilindrata. Ancora mi chiedo come sia riuscito ad inserire la foto di quel cantante, rubata ad una rivista, senza rovinarla. Avevo tredici o quattordici anni.

Provo qualche altro accordo. Non è così semplice riannodare la memoria con le dita ma è una sensazione gradevole. In questo tempo segnato dal Coronavirus è un toccasana, una manna piovuta dal cielo. Chissà se impareremo qualcosa da queste giornate segnate dalle uscite nei boschi e dalle scoperte di antichi piaceri. A prenderci il tempo, magari. Quel tempo che, di regola, diciamo di non avere per niente e per nessuno.

Quante competenze abbiamo acquisito, nel corso di una vita, che abbiamo poi inopinatamente accantonato in nome della fretta, della comodità, della pigrizia? Quanti sogni abbiamo chiuso nel cassetto? Magari è proprio adesso il momento di riaprire quel cassetto e di guardarci dentro. Ora il tempo c'è.

Mi rifiuto di seguire i bollettini di guerra propinati in tutte le salse da tuttologi dell'informazione ad ogni costo. Mi informo, sì. Lo stretto necessario. Poi via a far correre i pensieri in un altrove tranquillo e tranquillizzante: i miei dischi di vinile, la montagna di libri da spolverare, il giardino. Pure il gatto si prende la sua parte. Nessun virus può fermare i suoi pensieri e le mie idee.

Ho le mani indolenzite. Ripongo la chitarra con la promessa di riprenderla tra le mani tutti i giorni. Anche solo per un momento. Aiuta. Come aiuta la riscoperta dei sentieri. Ora, per andare per boschi, non devo rubare un'oretta ad altre attività. Mi prendo il tempo che voglio e questo, il bosco, pare averlo capito e mi regala la sua pace. Talvolta si incontrano altre persone, ci si sorride. Si tengono le distanze ma ci si capisce e quel sorriso vale più di una stretta di mano. Abbiamo cambiato ritmi e prospettive e non è così male.

Questo nostro tempo, segnato da whatsapp, facebook, istagram, ci sta lasciando in dote un'infinità di vignette e video divertenti. Finalmente una funzione terapeutica dei social: buonumore e ottimismo che sono sempre stati, e lo saranno sempre, i migliori vaccini in circolazione. Facciamone pure un uso smodato di questi antidoti: non ci sono controindicazioni. Intanto mandiamoci un saluto col pensiero. Ne sono quasi certo: basterà.

E se domani il destino ci cambierà nuovamente scenario vedremo di adeguarci…

 

©giovannisoldati marzo2020

 

 

 

E qualcosa rimane fra le pagine chiare e le pagine scure… sono parole della canzone Rimmel di Francesco De Gregori.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento:

29 marzo 2020

 

Creato da Matteo Soldati