Eppure il vento soffia ancora...

 

 

- Gino! Ginoo! Hai già fatto l'orto? -

La domanda attraversa le alte siepi di Thuja e recinzioni varie che, mai come ora, danno la misura del confinamento imposto dal buonsenso.

Tutto il vicinato si mette sull'attenti. Persino la signora Carla, notoriamente dura d'orecchio, si affaccia al balcone.

- No Lüis, non mi ci sono ancora messo. La settimana è stata un po' freddina per la terra. E poi è ancora tutto chiuso, non ci sono piantine. Uno schifo. -

Per qualche attimo il silenzio avvolge il quartiere. Si sentono solo i cinguettii di varie specie di uccellini e il ronzio delle api attorno ai fiori del pesco e del ciliegio.

- Gino, Luigi… Come va? -

Dietro una cancellata in ferro battuto spunta il faccione simpatico di Alfonso. Sembra una luna piena e il taglio del sorriso pare disegnato da mani infantili. Solo Luigi, dalla sua postazione, lo può vedere. Vicini (di casa) ma distanti…

- Ciao 'Fonso. Le bocce le hai messe in cantina o le usi come fermacarte? -

Con una sincera smorfia di dolore e un grugnito il vicino risponde:

- Tutto chiuso. Tutto finito. Fertig… -

Lo dice a voce volutamente alta per far sì che la sua sentenza raggiunga case e cuori. A quel punto, però, da qualche parte si sente arrivare la postina e il malumore, come per incanto, finisce lì.

- Ho sentito dire che di là forse riaprono fiorai e vivaisti. -

- Sì. – riprende Alfonso – ma noi siamo di qua. La frontiera, ora, esiste per davvero. –

 Nel frattempo i giardini, come risvegliati da un pifferaio magico, si sono animati di voci, non tutte distinguibili, provenienti da varie direzioni.

- Questo maledetto virus ci ferma la vita. Mai come in questo momento sarebbe importante avere le verdure a chilometro zero. Meno gente in giro per negozi e, soprattutto noi, potremmo starcene a casa nostra senza andare in letargo come dice "quello là" –

- Vedrai che riaprono anche i nostri. Magari già dalla prossima settimana. Certo che dovremo imparare a fare la fila anche per i pomodori e le zucchine. Ma… e le tue bocce e il tuo bicchiere di rosso? –

- Ah, quelli guai a chi li tocca! –

- Ma sì, dai. – dice qualcuno – Torneremo a fare le cose di prima anche se… -

- Anche se? –

- Qualche domanda forse dovremmo farcela. Sono questi i grandi pregi della globalizzazione? Ad ogni buon conto, ora, la natura si sta rigenerando. Una mia cara amica ed ex collega dice che è come se la Terra avesse prodotto degli anticorpi per difendersi dal nostro attacco. E se pensiamo a come si è abbassato il livello di smog nell'aria, a come è limpido il cielo e a come riusciamo nuovamente a udire i suoni della natura senza i rumori dell'autostrada o degli aerei che disegnano ghirigori sopra le nostre teste, allora, forse, possiamo pure credere di dover correggere un po' il tiro. Impareremo? –

Nessuno ha voglia di replicare. Così, quello che a volte viene ancora chiamato "il sore" chiosa:

- Ma sì, dai. Dobbiamo restare ottimisti. Chi di voi non ricorda di aver cantato, almeno una volta, "Eppure il vento soffia ancora, spruzza l'acqua alle navi sulla prora…"? A quei tempi ci credevamo. Facciamolo di nuovo. Non è così difficile sperare. O no? -

Intanto il sole comincia a cercare un posto dove giocare a nascondino. Sempre lo stesso, ovviamente, ma l'ora legale gli ha spostato più avanti il tramonto in modo da poter regalare ulteriori spazi prima della sera in arrivo.

Le api ancora le senti nel nuovo tepore primaverile mentre una coppia di merli trotterella tra la terra smossa. Aprile comincia a vestire i giardini con gli abiti migliori. Gino si guarda attorno e si passa una mano sulla barba. I suoi pensieri non fanno rumore.

 

 

©giovannisoldati      aprile2020

 

 

"Eppure soffia" è una canzone di Pierangelo Bertoli del 1976 – ASCOLTA!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento:

26 ottobre 2020

 

Creato da Matteo Soldati