da "L'assassinio della salvia"   ( FontanaEdizioni, 2023, frammento dal cap. 3)

 

 

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In quel microcosmo si muoveva un manipolo di poliziotti volenterosi quanto, a volte, incongruenti. Eppure questi uomini, a cui si era aggiunta una giovane poliziotta, erano stati capaci di mettere a segno alcuni colpi, sotto la guida non sempre ortodossa della commissaria Veri, di notevole impatto mediatico.

- Pronto?  Commissariato. Pronto… chi parla? Non si capisce! -

Il telefono era squillato quando il gruppo stava già raggiungendo l'uscita.

- Ripeta per favore. Sono l'agente Villari. La sento male. -

Gli altri poliziotti si guardarono con aria interrogativa. Nessuno mosse più un passo. La bionda Oly si tormentava la treccia cercando di carpire qualcosa di assennato. Rosati teneva la porta aperta mentre pure la signora delle pulizie si era affacciata sull'uscio dell'ufficio della commissaria.

- Come? Un cadavere? Dove? È sicuro? Lei si chiama… -

Villari fece alcuni gesti come per far rientrare tutti, aprì un quadernetto e cominciò a scrivere alcune note.

- Certo, certo. Però si calmi. Verifichiamo subito. Ce la fa a rimanere sul posto? Ah… Non è già più lì? È al Bar Quercia. Va bene, non si muova. -

Villari appoggiò una mano sul telefono quasi a non volersi far sentire. All'altro capo, comunque, avevano già riattaccato.

Nel frattempo tutti i presenti erano tornati sui loro passi.

- Un tizio che dice di essere il postino della valle ha trovato un cadavere, una signora che abita in una vecchia casa. A dire la verità l'ha chiamata strega… -

- Attendibile? – chiese allora Lorenzi.

- Mah. Agitato sicuramente: bisognerà controllare. –

- Sì, sì – aggiunse Marcelli – però sarà meglio anche trovare la commissaria. –

- Già. – disse allora Rosati – Lanciamo i segnali di fumo? –

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Ultimo aggiornamento:

21 febbraio 2024

 

Creato da Matteo Soldati