da "Il freddo respiro del lago"   ( FontanaEdizioni, 2019, cap. 1)

 

 

 

 Guardò l'orologio: le 8.15. Troppo tardi per farsi vedere al commissariato. Per questo aveva deciso di recarsi direttamente sul posto del ritrovamento.

Camminò senza fretta sul lungolago. A quell'ora, di lunedì mattina, c'era poca gente che, per di più, pareva muoversi di malavoglia malgrado il sole, pallido e anemico, ce la mettesse tutta per farsi accettare.

D'altronde anche lei, Adriana Veri, la signora commissaria, non pareva dell'umore migliore. L'appuntato Lorenzi, il suo fido sottoposto, l'aveva svegliata di soprassalto una ventina di minuti prima:

- Pronto, commissaria? Non l'ho vista arrivare; qualche problema? La chiamo perché hanno trovato un cadavere nel parco. Qui, come può immaginare, c'è parecchia agitazione e molti chiedono di lei. -

- Buongiorno Lorenzi, grazie. No, nessun problema serio. Ho solo perso tempo con dei documenti. Ho preferito lavorarci direttamente sul computer di casa. Mi spiace solo di non averla avvertita. -

Così dicendo si era passata le mani sulle tempie quasi a voler spremere qualche idea.

- C'è già qualcuno sul posto? -

- Certo: il gatto e la volpe. -

- Lorenzi, facciamo gli spiritosi? -

- No, certo, mi scusi. Ci sono Marcelli e Rosati. -

Adriana, malgrado la situazione, aveva sorriso alla battuta. Era vero: Marcelli e Rosati formavano una coppia affidabile ma pure molto pittoresca.

- Vado direttamente là - aveva poi aggiunto scusandosi di nuovo con l'appuntato per non aver avvertito del ritardo.

"Andata" aveva poi pensato dopo aver chiuso la comunicazione. Questo era uno dei pregi di lavorare in un piccolo commissariato di provincia: nessuno si poneva troppe domande e non c'erano cartellini da timbrare.

Dopo la telefonata, Adriana si era preparata un caffè nero senza zucchero, si era lavata, rivestita e truccata. Tutto ciò mentre dalle lenzuola del suo letto affiorava, come un vascello fantasma, una bottiglia vuota di Riesling alsaziano. Guardandola si era detta, cercando di darsi una giustificazione, che, quando l'aveva tolta dal frigo, non era piena.

Uscita di casa in fretta e furia, aveva raggiunto il lungolago con l'idea di regalarsi comunque un po' di tempo per riflettere e per riprendersi. Aveva parcheggiato la sua Citroën arancio nell'autosilo più distante e si era incamminata lungo il viale alberato. Ora, alle 9.05, si trovava davanti alla cancellata del parco. Fu in quel momento che il suo Smartphone si agitò di nuovo:

- Sto arrivando. - disse meccanicamente Adriana prima di rendersi conto che la telefonata non proveniva né dal commissariato né dagli uomini già sul posto. Guardò sul display: "numero sconosciuto".

- Pronto? Pronto? -

Silenzio. Silenzio tranne un lieve fruscio. Allora, all'altro capo, c'era qualcuno...

- Bene. - aggiunse stizzita la commissaria - Immagino si stia divertendo! -

E così dicendo mise fine a quell'inutile conversazione, ammesso che si possa definire conversazione il dialogo con il nulla.

Appena oltrepassata la cancellata in ferro battuto, Adriana rallentò nuovamente il passo. Le era sempre piaciuto quel momento. Già da bambina le pareva di entrare in un mondo incantato. Appena dietro le spalle si lasciava la città, le auto che si rincorrevano tossendo e che, arrivate all'altezza del parco, affrontavano una curva a gomito che le portava in un altrove fatto di asfalto, parcheggi e semafori.

Davanti, invece, si distendeva il prato punteggiato da fiori dalle mille tonalità di colore. Qua e là, con aria maestosa, troneggiavano alberi segnati dalla saggezza del tempo mentre, sulla destra, si allungava la cartolina azzurra del lago, impagabile fondale per mille amori e disamori, gioie e tragedie del cuore.

Adriana accese una sigaretta; la prima della giornata. Ripensò alla precipitosa fuga da casa, con un caffè strozzato in gola e col fastidio di essere stata richiamata al suo dovere di commissaria.

Quando si trovò a fianco della villa ottocentesca si sentì nuovamente la suoneria familiare e invadente. Ancora "Numero sconosciuto". Adriana guardò il suo smartphone color menta come se lo vedesse per la prima volta. Pensò di lasciar continuare il tema musicale fino alla noia ma due ragazzi, seduti su  un muretto, la guardarono di traverso. Con un leggero tocco diede seguito alla chiamata.

- Pronto? - Silenzio.

- Perché non mi dice chi è? - aggiunse con tutta la gentilezza e la pazienza di cui era in grado di disporre.

- Sei la signora commissaria, vero? - disse una voce maschile.

- Con chi parlo? -

- Non è un suicidio. Ricordati di questo: non è un suicidio. - Il tono di voce suonava impersonale e studiato. Pareva che a parlare fosse un robot.

- Nel parco non si muore per suicidio. -

- D'accordo, calma. Ma... allora mi dica: chi... - Adriana non fece in tempo a finire la frase. La conversazione era stata interrotta. Dall'altra parte, ma dove?, non c'era più nessuno.

Adriana, la commissaria Adriana Veri, cercò di fissarsi bene nel cervello la voce dell'uomo e affrettò il passo. Il mozzicone finì ingloriosamente nello specchio di lago che già pareva essersi ingrigito.

Non era tempo per recitare il ruolo di cittadina modello.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento:

7 dicembre 2019

 

Creato da Matteo Soldati