Benserviti

 

La pandemia ha tolto certezze e scompaginato ritmi e abitudini consolidate. Il virus ha lasciato il segno pure al commissariato della piccola cittadina affacciata sul lago…

 

 

La commissaria Adriana Veri fermò la sua Citroën arancio davanti ai tre gradini del commissariato. Era, come spesso capitava, in ritardo. Si mise a frugare nella borsa ma, a giudicare dal nervosismo crescente, non le riusciva di trovare ciò che, ormai, pareva essere diventato un feticcio indispensabile. Sbuffando e snocciolando una serie di maledizioni, scese dalla sua vettura e richiuse la portiera con un colpo sordo.

In piedi, davanti all'entrata, l'appuntato Lorenzi pareva ridere con gli occhi, unica parte del volto non coperta dalla mascherina chirurgica.

- Buongiorno signora commissaria. Niente mascherina oggi? -

- No Lorenzi, niente mascherina. Non ci si metta pure lei, per favore. Ce l'ho nella borsa, ne sono sicura ma, a quanto pare, non ne vuole sapere… -

Così dicendo oltrepassò la soglia e raggiunse il suo ufficio seguita dal fido Lorenzi che, nel frattempo, andava bofonchiando una delle sue teorie sulle borse delle signore.

- Caffè? – chiese l'appuntato.

- Ma sì, dai: non facciamoci mancare niente. –

Lorenzi si tolse a sua volta la mascherina e cominciò ad armeggiare attorno alla macchinetta per il caffè.

- Novità dal nostro malatino? - chiese la commissaria con un sorriso ironico.

- Sta bene. A sentire lui è "agli arresti domiciliari". –

In effetti l'agente Marcelli, che da giorni lamentava qualche lineetta di febbre e un po' di tosse secca, era risultato positivo al tampone per il Coronavirus ed ora se ne stava chiuso in casa insofferente e annoiato.

- Dice che vorrebbe tornare in servizio. -

- Già, – rispose caustica Adriana – a controllare i vecchietti che fanno la spesa, a scacciare qualche ragazzino dallo skatepark o a sedare qualche lite da balcone a balcone. Qui non succede più niente…-

- Per la verità qualcosa è successo. – replicò Lorenzi – Ieri sera. Saranno state le dieci o dieci e mezza. Una pattuglia, avvertita da alcuni vicini, ha dovuto correre in aiuto di una giovane donna che, dopo una medicazione sommaria, è stata portata al sicuro. Le ha prese di santa ragione dal marito e, a quanto pare, non è nemmeno la prima volta. Certo che adesso, con la clausura forzata, ne vedremo delle belle… -

La commissaria scattò in piedi come una molla.

- E quando pensava di dirmelo? –

Se c'era qualcosa che la faceva infuriare era la violenza domestica. Si fece rossa in volto e strinse i pugni.

- Allora? – lo incalzò – Vada avanti! -

- Beh. Al momento c'è poco da dire. Il marito, tale Benserviti Giuseppe, se ne sta rintanato a casa sua perché la moglie non ne vuole sapere di sporgere denuncia. Gli è solo stato intimato, per il momento, di non abbandonare il domicilio. –

- Maledizione. Perché la maggior parte delle vittime non vuole essere aiutata a liberarsi di questi delinquenti? Quando si imparerà a difendersi per davvero? -

Adriana pensò alle volte, a dire il vero molte, che avrebbe voluto impugnare la pistola per una gratificante giustizia sommaria e alle volte, fortunatamente poche, in cui l'aveva effettivamente usata in modo "quasi" lecito.

 

D'altronde dove sta il confine tra giustizia e ingiustizia? Spesso è solo questione di stupidi dettagli, di cavilli sbucati dai magici cilindri degli avvocati. Basterebbe ignorarli al momento giusto…

 

Poteva, questo signor Benserviti, passarla liscia anche stavolta senza nemmeno un piccolo "avvertimento"? La commissaria alzò lo sguardo dalla scrivania e sbuffò. Di fronte a lei la riproduzione del quadro di Basquiat con quel volto sfatto e orrendo che, se da una parte la metteva a disagio, dall'altra pareva essere fonte di ispirazione per la sua già fervida fantasia.

Dopo aver riflettuto un po', la commissaria Veri richiamò nel suo ufficio l'appuntato Lorenzi che, nel frattempo, aveva finito di rispondere ad una sequela di domande telefoniche da parte di un cittadino preoccupato.

- Allora Lorenzi. – disse Adriana guardando l'agente dritto negli occhi – Mi ascolti bene. Adesso io vado alla casa famiglia a parlare con l’assistente sociale e con la signora maltrattata. Cercherò di convincerla a sporgere denuncia: non può restare per tutta la vita succube di un lupo travestito da agnello. -

Dopo essersi sistemata una ciocca di capelli, e con un tono di quelli che non ammettono repliche, proseguì:

- Lei, intanto, telefoni a Marcelli. Visto che scalpita per tornare al lavoro, gli dica di recarsi a casa del signor Benserviti per verbalizzare tutta la faccenda. Che faccia pure con calma. -

- Ma… Marcelli è fortemente contagioso! – replicò Lorenzi.

La commissaria, per tutta risposta, si gettò sulle spalle la leggera giacca primaverile, prese la sua borsa dalla sedia all'angolo e si apprestò ad uscire. Quando fu sull'uscio si voltò rivolgendo all'appuntato uno sguardo che era tutto un programma.

- A proposito… – disse a mo' di saluto – dica a Marcelli di non mettere né mascherina né guanti. La gente si impressiona. -

Appena seduta al volante della sua Citroën trasse un grosso sospiro e con un leggero tocco fece partire il CD che già era alloggiato nel vecchio lettore. Le note di Give Me One Reason avvolsero l'abitacolo. 

Ora si sentiva meglio.

 

 

©giovannisoldati   aprile2020

 

 

Give Me One Reason (Dammi una ragione)

                                        è una canzone della cantautrice americana Tracy Chapman       ASCOLTA!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento:

26 ottobre 2020

 

Creato da Matteo Soldati