La barchetta di carta

(giallo di mezza estate)

 

pubblicato su LaRegione in 6 puntate

da lunedì 14 settembre a sabato 19 settembre 2015

 

 

 

1- 14 settembre

 

 

Al Commissario Veri toccò di occuparsi del caso del bambino scomparso. Un caso del quale avrebbe fatto volentieri a meno.

Lei era il Commissario Adriana Veri (così recitava la targhetta all'ingresso), "signora" Commissario: 38 anni, poco femminile un po' anche per scelta, molto magra, occhi e capelli scuri portati corti eppure, nonostante la descrizione, con un sex appeal di tutto rispetto.

Adriana Veri divideva l'ufficio con l'appuntato Lorenzi, persona ideale per un lavoro spesso fatto di noia e di indagini talmente irrisorie da sfiorare il ridicolo. D'altra parte la vita, in una cittadina affacciata su un lago al Sud della Svizzera, era questa e, tutto sommato, non c'era che da rallegrarsi. I casi intricati e dolorosi era meglio lasciarli decantare nelle tante, troppe, serie televisive o nei telegiornali, purtroppo specchi fedeli della assurda voglia di pazzia che attraversa tante vite.

L'appuntato Lorenzi aveva il compito di aprire l'ufficio, accendere i due computer (più un terzo posizionato nell'altro locale dove si trovava anche lo sportello per gli utenti), dare un'occhiata alla posta elettronica ed approntare la macchina del caffé. Questa operazione era un rito mattutino irrinunciabile. Leggera spolveratina superficiale, controllo dell'acqua, preparazione delle capsule nell'apposito contenitore, verifica della scadenza dei cremini, e, naturalmente, ricarica di bustine di zucchero (spesso ricuperate in vari bar della zona), bicchierini di carta e cucchiaini. Questo tutti i santi giorni lavorativi della settimana. Un rituale che, tutte le mattine, dava il via ad un'altra giornata sonnacchiosa e tranquilla. Ma non quel giorno…

Era una mattina di giugno. L'estate, all'improvviso, aveva cominciato a mettere in mostra le sue armi migliori dopo una primavera così così.

L'orologio segnava le 6 e 55. Seduto sull'unico scalino davanti all'entrata della palazzina, un uomo dall'aria stanca. Le mani rincantucciate sotto le cosce tradivano un nervosismo angosciante.

-  Buongiorno. Serve aiuto? -

- Ho bisogno di fare una denuncia per una persona scomparsa -

 L'appuntato Lorenzi si grattò la testa con aria perplessa poi, senza tradire il suo stupore e con un'ammirevole naturalezza, disse:

- Venga. Ci prepariamo un bel caffé, così aspettiamo insieme il Commissario -

L'uomo si alzò e seguì docilmente l'agente. Nonostante la stanchezza e l'evidente confusione denotava determinazione e voglia di risposte. Lorenzi cercò di temporeggiare evitando di incrociare lo sguardo dello sconosciuto. Aveva un'aria perbene.

La Signora Commissario non tardò molto ad arrivare. Anche lei rimase sorpresa per quell'inaspettato inizio di giornata, anche se il peggio doveva ancora arrivare…

 

 

 

 

2- 15 settembre

 

 

 

Adriana Veri, la signora commissario, aveva, evidentemente e come tutti i comuni mortali, una vita propria che, non necessariamente, doveva essere in sintonia col ruolo ufficiale e istituzionale che rappresentava. In effetti, quel mattino, malgrado portasse una graziosa gonna pantalone color grigio perla con una leggera camicetta rosa, pareva essere uscita da una notte piuttosto travagliata.

 Con aria stanca, appoggiò la borsetta sulla solita sedia d'angolo e si diresse, come un automa, in direzione della macchinetta del caffé.

 - Abbiamo visite, Signora Commissario. Si tratta di cosa molto importante -

Adriana alzò lo sguardo in direzione di Lorenzi e, subito dopo, dell'uomo seduto a capo chino. Meccanicamente continuò quei gesti quotidiani ed abituali.

 - Caffé? – disse poi.

 - Noi ci siamo già serviti – replicò l'appuntato tradendo una certa agitazione.

 - Va bene – aggiunse allora la signora commissario – mi dica tutto –

 A stento trattenne uno sbadiglio. Perché quella mattina avrebbe dovuto essere diversa da tutte le altre?

 L'uomo cominciò a raccontare con voce rotta:

 - Mi chiamo Erwin Salomone. Ieri ero con mio figlio Tobia sulla riva del lago, là, dove le spiaggette paiono ricordare lontane e spensierate vacanze. In alcuni punti i rami degli alberi sfiorano l'acqua e sembrano voler giocare con i piccoli pesci. Avevo costruito una barchetta di carta usando una pagina di giornale. Tobia era felice: un marinaio d'acqua dolce che si accontentava di spingere, con i piedini a mollo, la sua barchetta verso mete immaginarie e ignote. Io, seduto a pochi metri da lui, leggevo quel che era rimasto del quotidiano. Ero assorto. Lo so, non bisogna mai distrarsi. Un genitore non dovrebbe, ma è successo. Non me lo potrò perdonare mai, mai… -

 La sua voce si era arrochita ed in breve arrivò al dunque.

 Nel locale la temperatura parve abbassarsi di colpo.

 Dopo il racconto dell'uomo, che aveva parlato quasi tutto d'un fiato, tenendo sempre gli occhi bassi e contorcendosi le mani sudaticce, la signora Commissario esplose.

 - Ma si rende conto?! – replicò come punta da una tarantola, mentre meccanicamente digitava un numero sul cellulare – Mi sta dicendo che ieri sera, intanto che suo figlio giocava con una barchetta di carta in riva al lago, lei si è distratto e, all'improvviso il figlio non c'è stato più! E non le è neanche passato per la testa di chiedere aiuto! -

 - Ho guardato in su e in giù, ho corso a perdifiato per tutta la riva, ho gridato, chiamato… -

 - Ma lei è pazzo! Si rende conto che potrebbe essere troppo tardi?! – gridò.

 Adriana si toccò una tempia. Il beneficio di una notte alla grande era svanito con il caffé di quella strana mattina. La giornata si prospettava molto lunga.

 

 

 

 

3- 16 settembre

 

 

 

- Pronto? Sono il commissario Veri. Sì, esatto, ricorda bene… - l'interlocutore, evidentemente, aveva voglia di conversazione.

 - Ho un bisogno urgente. Manca da ieri sera un bambino di nome Tobia Salomone. Era in riva al lago a giocare con delle barchette di carta, quando il papà l'ha perso di vista. Dobbiamo mettere in campo tutte le nostre forze anche se, purtroppo, io qualche brutto pensiero me lo sono già fatto… -

 Mentre, col telefono all'orecchio, dava disposizioni perché intervenisse immediatamente la squadra di salvataggio con tutti i sub a disposizione, Adriana cercò di mettere a fuoco questo stralunato signor Salomone, capelli grigi arruffati (ma non era un po' vecchio per essere papà di un bambino di cinque anni?), camicia a scacchi in diverse tonalità di azzurro, occhi fermi come due cocci di vetro verde.

 - D'accordo, grazie – tagliò corto.

 - E tu Lorenzi, chiama subito qualcuno e recati sul posto. Anzi, no. Manda qualcun altro. Vedi di rintracciare la mamma del bambino. Santo cielo, esisterà pure una signora Salomone… -

 Adriana Veri guardò il signor Salomone con aria interrogativa. Venne ricambiata con uno sguardo assente e poco collaborativo.

 - Allora, mi vuole raccontare tutto dall'inizio? Non è piovuto qui dal cielo, vero? -

 Adriana stava entrando nel suo ruolo di commissario.

 - Ah, no, bèh, certo… ha ragione, ma sa, cerchi di capire: ho passato una brutta nottata. Mia moglie si chiama Ruth. È una zurighese. L'ho conosciuta quando sono andato a lavorare nel ristorante di famiglia. Io parlavo solo italiano e lei mi ha preso subito in simpatia malgrado non piacessi molto ai suoi genitori.

Tutti gli anni ci concediamo una vacanza al Sud delle Alpi. Per me è come un tornare a casa, anche se, tutto sommato, mi pare che si parli maggiormente tedesco qui che in centro a Zurigo –

- E il figlio? Mi scusi l'indiscrezione, ma lei non è propriamente un giovincello. Lei e la signora Ruth vi siete conosciuti già piuttosto in là con gli anni o è arrivato diciamo… "inaspettatamente"? -

Il signor Salomone si guardò i piedi. Tutta la persona era come scossa da un tremito quasi impercettibile. Stava sudando e tradiva un nervosismo non del tutto giustificato.

- Potrei avere un bicchiere d'acqua? -

 

La signora commissario cominciava a spazientirsi. Intanto i telefoni squillavano in continuazione come se qualcuno avesse già sparso la voce. Allo sportello si affacciò il faccione rotondo e bonario di Antonio Sella, un giornalista che, in verità raramente, aveva già seguito qualche caso giudiziario del quale valesse la pena raccontare.

Adriana guardò di sfuggita il grosso glicine fuori dalla finestra e trasse un sospiro rassegnato.

- Ecco – si disse – Mancava solo questo -

 

 

 

 

4- 17 settembre

 

 

 

- Come hai saputo? -

 Antonio Sella si passò un fazzoletto sulla fronte e sorrise.

 - Nei nostri paesi sembrerebbero non servire i giornali. Il passaparola si trasmette come un telefono senza fili da un bar all'altro attraverso pensionati, casalinghe, mamme che si attardano dopo aver accompagnato i figli a scuola, giocatori di carte… -

- Già, immagino. Ma sai cosa succede col telefono senza fili: si parte con una parola e si arriva alla fine della fila con una parola di significato completamente diverso –

- Per questo sono qui. Alcuni dicono che il bambino l'hanno già trovato in fondo al lago, altri sostengono che sia stato rapito, altri ancora danno la colpa al padre incriminandolo delle cose più mostruose. Una signora dice persino di averlo visto salire su un'auto al parcheggio che si trova a un centinaio di metri dal canneto che fa da barriera alla piccola spiaggia. Ci sono molti curiosi in giro, ma non si vedono bambini giocare o rincorrersi con le biciclette. Pare quasi sia scattato, per loro, una specie di coprifuoco -

- Dovremo verificare tutto. Ci vorrà del tempo. Speriamo solo che questo macigno non ci travolga tutti. Noi non siamo preparati. Io, per lo meno, non lo sono -

- Mi fai entrare? –

Non si poteva dire di no ad Antonio Sella, giornalista discreto e, cosa più importante, amico di vecchia data. Al bar vicino al porticciolo, che entrambi frequentavano in gioventù, aveva persino tentato un approccio di tipo sentimentale con quella ragazza che tutti, già allora, malgrado non avesse ancora finito la scuola, chiamavano "la poliziotta". Di lei si ricordava una minigonna amaranto…

- Vieni. Guarda anche tu che tipo: più sprovveduto, più criminale o più pazzo? -

Il giornalista sorrise vedendo il signor Salomone perdersi in un puerile gioco con le matite che, sparse con discreto disordine sulla scrivania, cercava di ammonticchiare senza un filo logico.

Nel cortile si fermò una macchina.

- È Lorenzi – Adriana gli si parò dinnanzi con aria interrogativa. L'appuntato, sudato e sbuffante, depositò sul

tavolo alcune barchette fatte con fogli di giornale. Una era fradicia e le varie parti si erano appiccicate tra loro.

- Sono queste? – Tutti guardarono in direzione del signor Salomone.

- Le mie barche! – esclamò dipingendo in volto uno strano sorriso che mise i brividi agli astanti.

- Sono preziose le mie barche, solcano anche i mari. Aspettano il vento con pazienza. Il loro scafo largo le fa galleggiare anche se sospinte dalle mani di un bambino -

La faccia si fece immediatamente triste.

- Tobia. Tobia vuole bene alle barche… -

In quel mentre il telefono squillò.

- Che giornata – pensò Adriana appoggiando il cellulare all'orecchio.

- Pronto? –

- Buongiorno. Mi chiamo Ruth Salomone. Ho un problema… -

 

 

 

5- 18 settembre

 

 

 

Dunque, ricapitolando:

Alle sette del mattino l'agente Lorenzi, appuntato della piccola stazione di polizia, aveva accolto un signore di una certa età, tale Erwin Salomone di Zurigo, che aveva denunciato la scomparsa, la sera prima, del figlio Tobia. Ciò era successo sulla riva del lago in una zona frequentata dai turisti. Del figlio non c'era traccia se non poche barchette di carta. Il Commissario Veri, signora Commissario, aveva messo al lavoro la squadra dei sub ma senza risultato. Si era anche attivata per interrogare il testimone, che a questo punto sarebbe anche potuto diventare un indiziato, viste le reticenze, l'agitazione e la confusione evidente. Nel corso della mattinata la notizia era trapelata al punto che in ufficio si era presentato un inviato del locale quotidiano.

Alle 12.30, mentre i presenti sbocconcellavano un panino che l'appuntato Lorenzi si era premurato di farsi portare dalla vicina tavola calda, alla radio avevano sparato il titolo "Giallo di mezza estate". Abbastanza per risvegliare tutto il cantone dal torpore della canicola.

Cinque minuti dopo era squillato il telefono.

- Mi dica signora Salomone. Sono il commissario Veri. Ci stiamo già occupando del caso. Purtroppo, al momento, non possiamo darle la notizia desiderata. Mi spiace -

Ci fu un attimo di silenzio. Come può far male, a volte, anche l'assenza di notizie.

- Lei è una donna? Un commissario donna?- L'accento tedesco tradiva la sua origine. Proseguì:

- Allora lei mi capirà di sicuro. Un cuore femminile sa sempre dove cercare. Molti non hanno capito. Il mio Tobia è un angelo, anche se ha la fissazione per le barchette di carta  e va guardato a vista. Gliene ho comprate di legno, di plastica, coloratissimi velieri e pescherecci con tanto di reti ma non c'è verso. Il piacere di veder nascere, da un semplice pezzo di carta, tutto un mondo di pirati e navigatori gli fa perdere la testa.

Lo trovi, la prego. È una parte di me –

Adriana Veri sospirò. In una frazione di secondo le passarono per la testa immagini che credeva dimenticate. Anche lei aveva giocato e fantasticato molte volte in quella spiaggetta. Tra quei canneti aveva vissuto i primi turbamenti adolescenziali, i primi filarini proibiti.

Pensò anche alla nottata che aveva appena trascorso e si disse che la vita era ingiusta. Quella notte era forse nato il suo grande amore e lei aveva il cuore a pezzi per un Tobia che nemmeno conosceva…

- Signora Ruth. Non lasceremo niente di intentato. Mi dica dove si trova adesso. La mando a prendere con la macchina. Da qui, magari, riusciamo, assieme, a far ripartire le ricerche, come dice lei, "col cuore".

Lorenzi, che aveva sentito, diede un ultimo morso al panino e prese le chiavi della macchina.

 

 

 

 

6- 19 settembre

 

 

 

Avere una spalla su cui piangere.

Non è semplice immaginare l'impatto, per una persona sensibile, di un incontro con così tante domande senza risposte.

La signora commissario accolse frau Ruth sulla porta. Vestiva un paio di pantaloni larghi e una maglietta a righe. Aveva l'aria stanca di chi ha un peso sul cuore. Si abbracciarono. Adriana non poté fare a meno di constatare la non più giovane età della signora.

Poi, lo sguardo della nuova venuta si diresse all'interno.

Fu in quel momento che lo vide:

- TOBIA!!! – gridò mettendosi le mani sulle tempie – Allora l'avete trovato! Oh, grazie a Dio! Lo sapevo, lo sapevo! -

La signora Ruth corse incontro a suo marito che, nel frattempo, sentendosi apostrofare in modo così deciso e gioioso, si era alzato dalla sedia.

- Ciao Ruth, quanto tempo! -

Adriana trasalì:

- Ma come Tobia?! Il suo nome è Erwin. Tobia è il nome del bambino scomparso, vostro figlio… -

Ruth sorrise come se stesse per raccontare la cosa più semplice di questo mondo:

- Ma Tobia ed io non abbiamo figli! Non ne sono mai venuti! -

Accarezzò la mano sinistra del marito e la strinse poi con affetto.

- Purtroppo Tobia fa così ogni volta che va in confusione. Si è inventato questo Alter Ego infantile come il suo animo. È perché non vuole crescere. Quando l'età diventa un peso si rifugia nel suo mondo. Gliel'ho già detto; mio marito è un angelo e non farebbe del male a una mosca. A Zurigo lo volevano ricoverare in una struttura "adatta". Io non ho voluto. Non si rinchiude un sogno solo perché fatto di barchette di carta. Certo lo devo curare, guardare a vista. Fin che ne sarò in grado mi occuperò io di lui -

Adriana e Lorenzi si guardarono.

- Non ci metterà nei pasticci, vero? In fondo nessuno si è fatto male -

Ruth Salomone, e di riflesso anche Tobia Salomone, sfoderò uno di quei sorrisi per i quali vale la pena appartenere al genere umano.

- Abbiamo solo creato un po' di scompiglio. Se ci sono delle spese per le indagini ci penso io. Ho un portafogli gonfio da far schifo… La prego signora Commissario, ci lasci rientrare al nostro albergo. Le prometto che da adesso ci starò più attenta -

L'appuntato stava per aggiungere qualcosa, ma Adriana Veri lo precedette.

- Chiamami Antonio Sella. Dobbiamo inventarci qualcosa; la gente dimentica in fretta -

L'agente annuì poco convinto, ma non replicò: non era lui il capo.

Ruth prese sotto braccio il suo Tobia e se lo trascinò fuori prima che qualcuno cambiasse idea. Adriana dovette reprimere una risata quando vide quel vecchio bambino dai capelli bianchi afferrare, con destrezza e nonchalance, l'ultima copia del quotidiano che Lorenzi aveva appena comprato all'edicola. Sarebbe presto diventato il suo mondo galleggiante.

 

 

 

                                                                                                 Giovanni Soldati  settembre 2015

 

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Ultimo aggiornamento:

12 aprile 2018

 

Creato da Matteo Soldati